24/04/2009,00:13
Ancora tempo che scorre via, in mezzo agli impegni cui non tengo mai fede. 6 giorni netti a Madrid, quasi dimenticavo il significato della parola "dormire", ed anche così non mi è bastato il tempo per tutto quello che avrei voluto. Ora come ora non ci credo quasi, eppure ero lì, eravamo tutti lì per davvero. Parole, gesti e luoghi che ho archiviato. Sarebbe andata diversamente? Certo, e non sarebbe mai stata la stessa cosa. Neanche lontanamente. Un quaderno nero in cui avrei voluto appuntare tutto per inciderlo inchiostro su carta, e non ci sono riuscita, tanto per cambiare, i miei quaderni tendono a fare questa fine. Ah, vuoi giocare con me?
Sono tornata da un'altra settimana, e questi giorni mi sono volati via, scivolati letteralmente dalle mani, direi totalmente sprecati. 24 ore di sonno in due giorni per riprendermi, ed ancora non ci siamo. Cosa ho imparato? Ad usare uno strato molto spesso di correttore la mattina. Che sono un'imbranata. Ed un altro paio di cose. Una settimana di silenzio e notizie come comunicati stampa, cosa sarà mai? La stessa musica che non abbiamo ascoltato ora riempie il silenzio, ne ho bisogno come base d'appoggio. Troppo lungo l'elenco, sono le musiche che mi scorrono nelle vene, e che vorrei poter incidere con un coltello nella carne. Già ora ogni cosa reclama il posto che aveva, e mi riesce difficile restituirglielo completamente. Ammortizzo pomeriggi e serate leggendo Hellsing ed una storia di Ghostrider, meravigliosi entrambi. Il risultato dell'algoritmo sono ore di cazzeggio e nottate in cui dovrei studiare per una prova in itinere che poi và di merda. Stupida, nessun'altra scusa. E poi però mi gaso se penso ad un possibile lavoro che potrei anche fare volentieri. Stupida, nemmeno riesco a finire 5 stupidi esercizi. Drogata di caffè e chewing-gum.
Dovrei fare un paio di telefonate a persone amiche che non sento da una vita, ma in questo istante non avrei nemmeno voglia di parlare, tanto meno raccontare cercando di sembrare ancora entusiasta come sarei se fossi meno stanca. Contraddizioni, beh ne avrò pure il diritto!
VOGLIO TORNARE IN VACANZA! Ma vacanza vera, mancanza letterale di preoccupazioni, voglio ancora qualche giorno in cui non dover rendere conto a nessuno di chi sono, cosa faccio e dove vado. Merda, sapevo che sarebbe successo, erano troppi anni che non partivo, me lo dovevo aspettare che non sarei riuscita a tornare, e che probabilmente non l'avrei nemmeno voluto completamente.
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13/03/2009,13:50
Finalmente adesso mi posso connettere, ieri sera non riuscivo a caricare la pagina, che seccatura! Ora non trovo più le parole che avevo messo da parte, ma alla fine a chi importerà?
Oggi sono passati 3 anni da quando ho aperto queste pagine, e tante cose sono diverse, ma io?

Ho finito la trilogia "Queste Oscure Materie", quella della bussola d'oro per intenderci, e non me lo aspettavo, ma non è tanto per bambini. Bella, molto molto bella.
Tre giorni fuori casa, in un'altra casa che si è rivelata più una culla, per dirla con le parole del mio cucciolo, oltre a dormire, fare compere e cercare di studiare, con scarsi risultati devo dire, ho letto il primo numero di Hellsing, e anche questo mi è piaciuto moltissimo. Devo sapere come continua, voglio Alucard!
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15/02/2009,02:43
Finito di leggere Flatlandia: carino, a tratti divertente. Di sicuro molto particolare, ma sa troppo di satira politica e sociale per me.

Il mio cucciolo sta male, non siamo usciti stasera, e dire che avevo fatto tutta una serie di preparativi (abbastanza lunghi, devo dire) apposta! Ma pazienza.. Spero che guarisca presto!

Ho visto "Fuoco cammina con me". Non ho ancora visto Twin Peaks (anche se è sulla lista di cose da vedere), e non sapevo che questo fosse il film di twin peaks. Strano, molto strano, ma anche bello. Da rivedere dopo aver visto la serie, decisamente.
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31/01/2009,03:10
Trigun Maximum, numero 10. Poco ci è mancato che mi mettessi a piangere, anzi quasi non vorrei sapere come continua, non è la stessa cosa senza di lui.. In lutto per Nicholas D. Wolfwood.
Addio Reverendo.

P.S. - Alla fine ho continuato a leggere, ovviamente, ed ora aspetto con ansia l'ultimo numero. Ma non è lo stesso senza di lui.
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03/07/2007,02:19

[...] L'imperfetto è il tempo della fascinazione: sembra che sia vivo, mentre invece non si muove: presenza imperfetta, morte imperfetta; nè oblio nè resurrezione; semplicemente, l'estenuante illusione della memoria. [...]

da "Frammenti di un discorso amoroso", R. Barthes

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11/04/2007,23:59

"... E lunghe ore a ingannarci così / a dire lui e lei, sempre gli altri / e i palliativi sono sempre tanti / per non ammettere che siamo qui / e Charlie Brown e Mafalda e la scuola / storie un po' vere a volte inventate / nei pomeriggi d'inverno e d'estate / di strani voli su una parola

Quando cantavo Plaisir d'amour / tu mi guardavi e ridevi più forte / non lo capivi che ti facevo la corte / o forse capivi e la furba eri tu / e mi hai sospeso su un filo di lana / e mi ci terrai ancora per molto / giovane amore, fiore non colto / o forse si, ma da un'altra mano

E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene / a volte credo di esserne certo / a volte invece sembra tutto uno scherzo / fuggono gli occhi come falene / amica mia sorella speranza / quello che vuoi io non ti dirò / quello che voglio non sentirò / quello che c'è dietro l'indifferenza

E tutto è morto e tutto è ancor vivo / e solamente tutto è cambiato / quello che provo l'ho sempre provato / e credo ancora in ciò in cui credevo / e il fiocco nero è l'unica cosa / che mi è rimasta con la malinconia / ma insieme a questa stanca anarchia / vorrei anche te, amica mia

Ma dimmi tu non è meglio così? / Immaginare ed illudersi sempre / qui ad aspettare qualcosa o niente / qui ad aspettare un no o un si / che in ogni caso sarebbero fine / di tutto questo che almeno è un ricordo / così studiato giorno per giorno / fatto di tanti cristalli di brina."

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20/02/2007,17:09

[...] Ci chiediamo cosa siamo venuti a far qui, quale lacrima abbiamo serbato per venirla a versare qui, e perchè, se non l'abbiamo pianta al tempo giusto, forse perchè allora è stato minore il dolore dello spavento, è venuta solo dopo, sorda, come se tutto il corpo fosse un unico muscolo calpestato dentro, senza una macchia nera che di noi mettesse in mostra il luogo del lutto. [...]

da "L'anno della morte di Ricardo Reis" di José Saramago

 


 

[...] La paura è stata grande, Si, Anche qui in Portogallo c'è stata qualche rivoluzione, Me ne sono arrivate notizie, Tu sei ancora monarchico, Ancora, Senza re, Si può essere monarchici e non volere un re, E' questo il tuo caso, Si, Bella contraddizione, Non è peggiore di altre in cui ho vissuto, Volere con il desiderio ciò che sai di non poter volere con la volontà, Precisamente, Mi ricordo ancora di come sei, E' naturale. [...]

da "L'anno della morte di Ricardo Reis" di José Saramago

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01/02/2007,16:30

[...] Anche questo non durerà. Come la propria immagine riflessa in un tremulo specchio d'acqua, il volto di Ricardo Reis, sospeso sulla pagina, ricompone i tratti noti, fra poco si potrà riconoscere, Sono io, senza nessuna ironia, senza nessun dispiacere, contento di non provare neppure contentezza, di essere meno presente a se stesso che al luogo in cui si trova, così fa chi altro non desidera o sa che altro non può avere, per questo vuole solo ciò che già era suo, cioè, tutto. [...]

da "L'anno della morte di Ricardo Reis" di José Saramago

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28/01/2007,19:20

[...] "C'erano diciassette passi di distanza dalla porta fino al letto. E diciotto passi dal muro adiacente al giardino fino alla terrazza. Li aveva contati spesso, lo sapeva con esattezza. Viveva in quella stanza, che sembrava costruita su misura per lui, come un infermo ormai assuefatto alle dimensioni spaziali della propria malattia." [...]

Da "Le braci" di Sandor Marai 


 

[...] E ci sono carte da metter via, queste pagine di versi, la più antica datata dodici giugno del millenovecentoquattordici, si avvicinava la guerra, quella Grande, come dopo l'avrebbero chiamata fintanto che non ne avessero fatta un'altra più grande, Maestro, sono placide tutte le ore che noi perdiamo se nel perderle, come in un vaso, mettiamo fiori, e poi concludeva, Ce ne andremo tranquilli dalla vita, senza neppure il rimorso di aver vissuto. Non è così, di seguito, che sono scritti, ogni riga porta in sé il suo verso obbediente, ma è in questa maniera, continui, loro e noi, senz'altra pausa che quella del respiro e del canto, che li leggiamo, e la pagina più recente di tutte ha la data del tredici novembre del millenovecentotrentacinque, è passato un mese e mezzo da quanto l'ha scritta, pagina ancora giovane, e dice, Innumerevoli vivono in noi se penso o sento, non so chi è che pensa o sente, so solo il luogo dove si pensa e sente, e, anche se non finisce qui, è come se finisse, una volta che al di là del pensare e sentire non c'è più nulla. [...]

Da "L'anno della morte di Ricardo Reis" di José Saramago

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27/12/2006,17:22

[...] Avrebbe voluto strappare via il quadro dal cavalletto, ma si disse: E' necessario. Si fece forza per affrontare la terribile prova di veder qualcuno che guardava il suo quadro. Necessario, si disse, è necessario. E se il quadro doveva essere visto, Bankes era meno pericoloso di altri. Ma che altri occhi dovessero vedere quel che restava dei suoi trentatré anni, il deposito della vita di ogni giorno, unito a un elemento più segreto di quel che lei avesse mai detto o mostrato nel corso di tutti quegli anni, era una autentica agonia. Nello stesso tempo era terribilmente eccitante. [...]

da Virginia Woolf, "Gita al Faro"

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