[...] "C'erano diciassette passi di distanza dalla porta fino al letto. E diciotto passi dal muro adiacente al giardino fino alla terrazza. Li aveva contati spesso, lo sapeva con esattezza. Viveva in quella stanza, che sembrava costruita su misura per lui, come un infermo ormai assuefatto alle dimensioni spaziali della propria malattia." [...]
Da "Le braci" di Sandor Marai
[...] E ci sono carte da metter via, queste pagine di versi, la più antica datata dodici giugno del millenovecentoquattordici, si avvicinava la guerra, quella Grande, come dopo l'avrebbero chiamata fintanto che non ne avessero fatta un'altra più grande, Maestro, sono placide tutte le ore che noi perdiamo se nel perderle, come in un vaso, mettiamo fiori, e poi concludeva, Ce ne andremo tranquilli dalla vita, senza neppure il rimorso di aver vissuto. Non è così, di seguito, che sono scritti, ogni riga porta in sé il suo verso obbediente, ma è in questa maniera, continui, loro e noi, senz'altra pausa che quella del respiro e del canto, che li leggiamo, e la pagina più recente di tutte ha la data del tredici novembre del millenovecentotrentacinque, è passato un mese e mezzo da quanto l'ha scritta, pagina ancora giovane, e dice, Innumerevoli vivono in noi se penso o sento, non so chi è che pensa o sente, so solo il luogo dove si pensa e sente, e, anche se non finisce qui, è come se finisse, una volta che al di là del pensare e sentire non c'è più nulla. [...]
Da "L'anno della morte di Ricardo Reis" di José Saramago





