[...] L'origine profonda della difficoltà è nel fatto (o principio filosofico) che noi siamo costretti a usare le parole del linguaggio comune quando vogliamo descrivere un fenomeno non con l'analisi logica o matematica, ma con una raffigurazione che faccia appello all'immaginazione. Il linguaggio comune nasce e si sviluppa dall'esperienza quotidiana e non può mai superare questo limite. La fisica classica si è limitata all'uso di conceti di questo tipo; analizzando movimenti visibili ha sviluppato due modi di rappresentarli con processi elementari: particelle in moto e onde. Non c'è altro modo di dare una descrizione visiva dei movimenti - dobbiamo anche applicarla nel campo dei processi atomici, dove la fisica classica fallisce.
Ogni processo può essere interpretato o in termini corpuscolari o in termini ondulatori, ma d'altro canto è al di là dalle nostre possibilità produrre la prova che realmente è con corpuscoli o con onde che abbiamo da fare, poichè non possiamo simultaneamente determinare tutte le altre proprietà che sono caratteristiche di un corpuscolo o di un'onda a seconda del caso. Possiamo quindi dire che le descrizioni corpuscolare e ondulatoria vanno solo considerate come modi complementari di vedere uno stesso processo oggettivo, che solo in determinati casi limite ammette una interpretazione completamente visualizzabile. La descrizione corpuscolare significa, in fondo, che eseguiamo misure allo scopo di avere esatte informazioni sulle relazioni d'energia e di quantità di moto ( per esempio, nell'effetto Compton), mentre le esperienze che equivalgono alla determinazione di posizione e di tempo possiamo sempre raffigurarcele in termini della descrizione ondulatoria (per esempio, il passaggio di elettroni attraverso sottili lamine e le osservazioni del fascio deflesso). [...]
tratto da: "Fisica atomica" Max Born





